Anche l’intestino è “irritabile”

E’ uno dei disturbi funzionali intestinali più frequenti, soprattutto nelle donne: la sindrome dell’intestino irritabile, che affligge il 10-20 per cento della popolazione, rappresenta uno dei motivi principali di assenteismo dal lavoro e di ricorso al medico di base proprio per i suoi sintomi, sempre mal sopportati: dolore e fastidio addominale, gonfiore, stitichezza alternata a diarrea, (oppure prevalentemente uno dei due) peggiorano la qualità di vita di chi ne soffre. “La sensibilità viscerale e la percezione del dolore sono notevolmente aumentate in questi pazienti, probabilmente a causa di un’alterazione dei livelli di serotonina, il neurotrasmettitore prodotto dalla mucosa intestinale”, spiega Enrico Corazziari Direttore della UOC Gastroenterologia A e della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia II dell’Università La Sapienza di Roma, “Se non ci sono segnali di allarme, per esempio un sanguinamento rettale, che deve mettere in moto altre indagini diagnostiche, come una colonscopia, la diagnosi si basa sui criteri diagnostici di Roma II (il riferimento standard internazionale), orientati sui sintomi accusati”.
La buona comunicazione medico-paziente è quindi il primo passo per gestire la sindrome dell’intestino irritabile in cui contano molto gli aspetti psicologici.
“Bisogna individuare il sintomo predominante (la stipsi o la diarrea), modificando di conseguenza farmaci e dieta”, avverte Corazziari, “Il trattamento iniziale prevede, se necessario, modificazioni dello stile di vita e dell’alimentazione, variando l’apporto di fibra ed eventualmente associando farmaci specifici.
I probiotici possono essere utilmente associati nella cura. Quanto alla dieta, sembra ragionevole eliminare quegli alimenti che provocano sistematicamente i disturbi e, nel caso di diarrea, va comunque consigliata un’alimentazione priva di latte e latticini, povera di fibre e alimenti fermentabili”.
In caso di diarrea, i farmaci più utili sono la loperamide, attiva sulla modalità intestinale e, per il dolore, gli antispastici e gli antidepressivi triciclici a basso dosaggio, privi quindi di effetti psicotropi.
Nelle forme in cui prevale la stipsi invece, oltre alla dieta (più liquidi e fibre, come crusca, glucomannano, psyllium, guar, che però in alcuni casi peggiorano i sintomi), è invece utile il macrogol, che non provoca disidratazione e perdita di sali minerali.
(b.s.)
La Repubblica Salute del 3 aprile 2008

Notizia del 29 Aprile 2008